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Il mito di Atlantide
Atlantide era chiamata la terra governata dal gigante
Atlante, un regno immenso emerso dalle acque che si
estendeva ad ovest delle Colonne d'Ercole fino a un
continente sconosciuto agli antichi. Il popolo che nacque
insieme ad essa canalizzò e coltivò un'enorme
pianura centrale, irrigata dalle acque delle colline
che la cingevano da ogni lato salvo per un breve tratto
aperto verso il mare. Su ordine del re Atlante furono
costruiti poi palazzi, terme, templi, e molte guerre
furono combattute non solo contro i popoli del continente
occidentale ma anche contro quelli dell'Est, fìno
alle terre d'Egitto e d'Italia. Gli Egiziani dicono
che Atlante fosse figlio di Posidone e che le sue cinque
coppie di fratelli gemelli giurassero lealtà
al dio del mare sul sangue di un toro sacrificato. I
Greci non accennano a questo, ma ricordano che per generazioni
i governanti riuscirono ad amministrare con saggezza
le enormi quantità d'oro e d'argento di cui il
continente nato dalle acque disponeva. Venne però
un tempo in cui il carattere umano si fece largo in
loro: Atlantide divenne il regno dell'avidità,
e Zeus ordinò che il continente e i suoi abitanti
fossero colpiti dalla pena più crudele. Un diluvio
di dimensioni apocalittiche s'abbattè sulla terra
emersa, e questa in un giorno e una notte sprofondò
fino a ritornare negli abissi.
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