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Curarsi con l'acqua
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Secoli bui quelli medioevali? La disputa è aperta.
Senz´altro furono "secoli asciutti."
Sì perché l´acqua, sebbene lodata
da San Francesco nel Cantico delle Creature, fu in quel
periodo oggetto di aspre critiche da parte del ferreo
moralismo cristiano che vedeva nella pratica dei bagni
un veicolo di eccitazione dei sensi. E, se pur con qualche
riserva, si può comprendere, anche se non giustificare,
la crociata contro i bagni pubblici, considerati luoghi
licenziosi e peccaminosi, mal si interpreta invece il
divieto di praticare il bagno privato. Entrando però
nell´ottica degli ecclesiastici del tempo appare
tutto chiarissimo: immergersi nell´acqua calda
dà piacere, il corpo si rilassa, si ritempra.
E ciò va assolutamente evitato anche a costo
di sacrificare l´igiene personale. Solo in rarissimi
casi, nelle idroterapie prescritte dai medici per esempio,
all´acqua veniva riconosciuto un ruolo salutare.
Ma durò poco. Con le pestilenze del XVI secolo
l´acqua fu sempre più messa al bando.
A noi pare un controsenso. Perché tanto astio
nei confronti di bagni d´acqua e di vapore in
un periodo di infezioni, quando le pratiche igieniche
avrebbero dovuto al contrario essere aumentate? A quel
tempo si temeva che il calore e l´acqua potessero
aprire fessure nella pelle umana. Da lì la peste,
la temutissima peste, sarebbe entrata nel corpo, contagiandolo
irreparabilmente. Altro che curarsi con l´acqua.
Diventava assolutamente necessario evitare i bagni:
dai pori allargati si infiltrava aria malsana mentre
se ne uscivano sostanze vitali. Le precauzioni da prendere,
vista la permeabilità della pelle e la fragilità
dei corpi, non erano mai troppe, specie per i bambini.
Alle credenze del tempo non sfuggì nemmeno il
futuro Luigi XIII, le cui gambe dalla nascita furono
lavate solo al compimento del suo settimo anno d´età,
in pieno rispetto dei dettami dell´epoca.
Solo col secolo dei Lumi, senza più il timore
di censure ecclesiastiche o di eventuali contagi, si
tornò a parlare dell´uso terapeutico delle
acque, rifacendosi alla medicina greca e alle pratiche
termali romane. Ippocrate, il così detto "dottore
dell´acqua", con il suo Patologia degli umori,
diventò un riferimento insostituibile per gli
studi idroterapici del settecento. È infatti
a lui, medico greco del V secolo a.C., che si deve la
prima trattazione su basi scientifiche del potere curativo
dell´acqua. Secondo Ippocrate il buon funzionamento
dell´organismo umano dipendeva dai liquidi in
esso presenti e l´acqua, applicata calda o fredda
sul corpo, facilitava enormemente la circolazione di
tali liquidi, arrecando sollievo in caso di malattia.
A dire il vero i procedimenti idroterapeutici erano
già in uso da millenni, circondati però
da un alone di mistero e di sacralità. Immergersi
nell´acqua per i popoli della Mesopotamia, per
Egiziani, Ebrei, Cretesi così come presso le
civiltà orientali, aveva un profondo significato
religioso. Solo in seconda battuta si considerava l´aspetto
curativo e igienico. Nell´antico Egitto si riteneva
per esempio che l´acqua del Nilo fosse un dono
divino e a essa si attribuiva ogni efficacia per la
cura di coliche renali, infiammazioni e malattie del
fegato e della milza.
Sebbene caldamente raccomandati da Ippocrate, i bagni
rimasero, per un certo periodo, esclusivo appannaggio
di famiglie aristocratiche che potevano permettersi
sale da bagno private. Solo in epoca ellenistica cominciarono
a diffondersi bagni pubblici e terme. Ma i veri cultori
delle terme non furono tanto i Greci, quanto i Romani.
Non c´è angolo del loro esteso impero che
non ne rechi traccia. Le costruivano ovunque: in piccoli
centri, in villaggi, negli scali marittimi, nei porti
fluviali e anche presso i loro accampamenti ai confini
dell´impero. Le più rinomante, soprattutto
quanto a lusso e sfarzi, marmi e pregiate decorazioni
pittoriche, furono le terme di Roma, caput mundi. Ogni
giorno in migliaia le frequentavano e non solo per avere
corpi puliti e profumati. Alle terme si faceva vita
sociale, si chiacchierava, si assisteva a spettacoli
teatrali, si ammiravano opere d´arte, si ascoltava
musica. Nulla da invidiare ai nostri moderni centri
di benessere. Centri in cui molto spesso ci vengono,
guarda caso, proposti proprio trattamenti idroterapici.
La moderna idroterapia, si è detto, comincia
a fare capolino, dopo i "secoli asciutti"medioevali,
nel diciottesimo secolo. Dal medico inglese Sir John
Floyers a Padre Bernardo Maria da Castrogiano, dal clinico
tedesco Hoffmann al medico napoletano Crescenzo, dal
dottor Geoffroy, a Siegmund Hahm: tutti loro contribuirono
nel corso del Settecento a far luce sui benefici effetti
dei rimedi a base d´acqua. E procedimenti messi
a punto in quel periodo (come il metodo Priessnitz)
vengono ancor oggi utilizzati. A poco a poco tornarono
in auge anche le terme, cadute in disgrazia con la fine
dell´impero romano. Vera novità del periodo
furono però le stazioni balneari: alle virtù
terapeutiche dell´acqua si univano i benefici
effetti della sabbia e dell´aria marina. I primi
bagni, non certo attrezzati come li vediamo ai nostri
giorni, sorsero in luoghi ancor oggi di moda: Livorno
e Viareggio. Non pensate però alla moderna Viareggio:
niente svaghi o divertimenti. Tutto era in funzione
dell´acqua, un´acqua che finalmente si riscattava
dopo essere stata ingiustamente messa sotto processo.
Da allora "nostra sorella acqua" non ha avuto
altro che un susseguirsi di riconoscimenti in campo
medico: dalla balneoterapia alla talassoterapia, dai
bagni di Khune a quelli di Kneipp, dalle docce scozzesi
agli impacchi con additivi fitoterapici, dai bagni di
vapore all´idromassaggio, alle inalazioni, per
citare solo alcune delle molte varianti terapeutiche
dell´idroterapia. Da non dimenticare infine il
suo insostituibile aiuto nei centri per la riabilitazione
articolare: in acqua, come ci insegna il principio di
Archimede, è più facile muoversi in quanto
il corpo risulta decisamente più leggero. Il
nostro, non c´è che dire, è proprio
un "secolo bagnato": ben vengano tutte le
applicazioni terapeutiche a base d´acqua. Ma ricordiamoci
sempre che l´acqua è una risorsa preziosa,
guai a sprecarla.
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