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L'ACQUA TRA GLOBALIZZAZIONE E MONDIALITA'

"Chi sono i terroristi?" si chiede Riccardo Petrella. "L'acqua è un diritto, una responsabilità della società, ma anche un bisogno e come tale una responsabilità individuale. Se l'acqua è degli stati, appartiene a colui che è sovrano di un territorio. E allora perché l'acqua del Canada è del Canada, mentre l'acqua dei Curdi è della Turchia?" È quanto esposto da Riccardo Petrella al convegno "L'acqua e la Globalizzazione" tenutosi a Bologna nel novembre scorso. "Non si può accettare una società che dichiara che la povertà non è sradicabile, mentre 35 anni fa i potenti avevano preso l'impegno contrario da realizzare entro il 2000. Ci sono troppe contraddizioni: nel deserto chi è più ricco ha accesso all'acqua, mentre in Brasile (1° paese al mondo produttore di acqua) 80 milioni di persone non hanno accesso all'acqua, e molte altre vivono in stress idrico che significa con meno di 1.000 mc di acqua all'anno.
Ci siamo mai chiesti perché il Pentagono sia il maggior conoscitore delle risorse idriche della terra, e come tale si arroghi il diritto di intervento? Intervento in termini di acquisto degli acquiferi, come fanno le multinzionali come la Coca-Cola, e intervento inteso come guerra, come imperativo del massimo rendimento del capitale investito".
Non è forse venuto il momento di affermare l'altra mondializzazione, quella del valore generato dallo scambio? Gli slogan della new economy sono vere e proprie logiche di guerra e Petrella pone con forza la questione della possibile neutralità dell'Unione Europea, perché la guerra non è e non deve essere il modo permanente per risolvere i conflitti, o la competizione il solo concetto per la conquista del mondo.