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COPIARE I MODELLI SBAGLIATI
Vivendi è una multinazionale francese che viene
presa a modello anche in Italia come holding per la
privatizzazione dei servizi. Ci sono però due
buoni motivi per dubitare di questa emulazione: il primo
è che la Vivendi è una società
in crisi e rischia di trascinare nel crollo metà
del sistema idrico francese; la seconda è che
il servizio privatizzato sarà l'acqua. Ma l'acqua
è forse un bene negoziabile? Perché un
diritto diventa un servizio?
Cerchiamo di capire cosa ci è sfuggito di mano.
Forse abbiamo sottovalutato la legge Galli che obbliga
i comuni a decidere sulla gestione del servizio idrico
locale rendendola una società di capitale. Quindi
i cittadini verranno presto messi al corrente di questa
nuova realtà: la liberalizzazione dei servizi
idrici. Il meccanismo lo conosciamo fin troppo bene
(ne è un esempio la liberalizzazione delle polizze
assicurative), la liberalizzazione ci verrà presentata
come un miglioramento del servizio sicuramente accompagnato
da una diminuzione dei prezzi. Forse qualcuno ci crederà,
ma poco importa perché la macchina della liberalizzazione
è già in moto e la sua inerzia non ci
permetterà di fermarla. Per ora le aziende pubbliche
possono effettuare fusioni, costituire consorzi, accorpamenti
per presentarsi alla sfida finanziaria con le agguerrite
imprese straniere (UE e extra-UE). Tutto questo si traduce
semplicemente in una scelta: scegliere la holding a
cui consegnare la gestione del proprio servizio idrico,
perdendo però la possibilità di negoziare
non essendo più in grado di valutare il costo
del servizio.
Che cos'ha l'acqua del rubinetto che non va? Che cos'ha
non lo sappiamo, però presto per lavarci faremo
tutti un bel bagno "frizzante" con acqua addizionata
da anidride carbonica. Tutti? Beh! Solo quelli che potranno
permettersi le bollette di acqua in bottiglia.
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