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L'acqua che purifica
La capacità purificatrice dell'acqua ha da sempre
dato vita a riti, cerimonie e leggende. Tra gli esempi
più vivi di questa concezione c'è quello
del diluvio universale rintracciabile in moltissime
civiltà antiche. Il diluvio, ossia la distruzione
di ogni forma di vita impura attraverso l'acqua, nasce
dall'ira del Dio che decide di dare vita ad un nuovo
mondo in cui gli uomini siano mondi dai peccati dei
loro predecessori.
| Ma l'acqua come simbolo di purezza è riconoscibile
anche in quei rituali di purificazione e iniziazione
che permettono all'uomo di liberarsi dai peccati
commessi e di poter così iniziare una nuova
vita o una nuova e più evoluta fase dell'esistenza.
È questo il caso del battesimo (dal greco
baptein/baptzein immergere, lavare) che libera dal
peccato originale e permette la partecipazione alla
vita cristiana. O dell'antico rito ebraico dell'immersione
nel mikvé, una piscina d'acqua piovana in
cui bisognava immergersi nudi per purificarsi dai
peccati. Ancora oggi l'immersione nel mikvé
è necessaria per coloro che si convertono
all'ebraismo, prima del Yom Kippur e per le donne
dopo il periodo mestruale. |
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Simili riti di purificazione si ritrovano nella religione
romana e italica in cui sono frequenti le cerimonie
di lustrazione che avevano lo scopo di purificare persone
e luoghi fisici attraverso l'aspersione di acqua.
Ma molte sono anche le leggende greche e latine di persone
trasformate in fonte purificatrici. Tra queste il mito
di Egeria, la ninfa che secondo la tradizione sarebbe
stata amante e musa ispiratrice di Numa Pompilio. Alla
morte di questi, gli dei impietositi dal suo dolore
la trasformarono in fonte. E proprio la fonte dedicata
alle Camene (ninfe delle fonti) fuori Porta Capena era
per i romani oggetto di culto; si riteneva infatti che
le sue acque avessero il potere di risanare gli infermi.
Tra i fiumi purificatori per eccellenza è il
Gange, il fiume celeste che già nella Genesi
è indicato come uno dei quattro fiumi che nascono
dall'Eden. Per gli indiani esso scende dalla capigliatura
di Sciva ed è chiamato Ganga perché ritenuto
manifestazione dell'omonima dea. Il potere del Gange
nel liberare gli uomini dai peccati è tanto grande
da poter cancellare anche le colpe peggiori che un uomo
possa commettere.
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