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Le soluzioni possibili
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A questi fattori si deve aggiungere anche una
grande confusione legislativa che rende difficile
una piena tutela delle risorse idriche esistenti
e ne impedisce una più equa distribuzione,
favorendo sprechi e ingiustizie. Una confusione
legislativa che trova origine nei diversi modi di
interpretare la relazione tra l'uomo e l'acqua. |
Per molte multinazionali e per molti governi l'acqua
è infatti prima di tutto un bene commerciabile;
un bene che si appresta a diventare - proprio per la
sua ridotta disponibilità - l'affare del ventunesimo
secolo: l'oro blu. In questo senso si stanno muovendo
quei governi e quelle municipalità che stanno
dando il via a massicci interventi di privatizzazione,
e quelle multinazionali (in prima fila i colossi dell'acqua
minerale Nestlé e Danone) che acquistano fonti
e sorgenti in tutto il mondo e investono nella cosiddetta
'acqua purificata' (acqua con aggiunta di minerali).
Garantire l'accesso all'acqua per tutti, specie nei
paesi più poveri, diventa dunque in questo scenario
di sprechi e sfruttamenti un compito piuttosto difficile.
Il cambiamento di costume da parte di governi e singoli
individui sarà possibile solo a partire dall'assunto
inderogabile che l'acqua è un bene di tutti e
la possibilità di accedervi un diritto e non
un privilegio acquisibile.
Con questa convinzione lottano molte Ong e Associazioni
di Cittadini, e in questo senso sembra si stiano muovendo
anche le Nazioni Unite che attraverso il Comitato sui
diritti economici, culturali e sociali hanno sancito,
in un Rapporto pubblicato a Ginevra a fine novembre,
che "l'accesso all'acqua è un diritto e
l' acqua deve essere considerata come un 'bene comune'".
"Il diritto dell'uomo all'acqua potabile è
fondamentale per vita e salute. L'acqua potabile in
quantità sufficiente e sicura è il primo
presupposto per la realizzazione di tutti i diritti
dell'uomo".

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