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ACQUA: L'ULTIMO DEI PROBLEMI

Il meccanismo è un po' complicato ma ci assicurano che funzionerà. Il Governo italiano mette in vendita i beni immobiliari pubblici, inclusi i beni culturali. I soldi arriveranno, e sulla stima di quei capitali si possono fare debiti per finanziare le infrastrutture chiamate "grandi opere" come il ponte sullo stretto di Messina, le autostrade siberiane e la duplicazione dei trafori. E gli acquedotti? No, quelli no, si privatizzano. Per esempio in Sicilia l'acqua c'è, ma se ne perde almeno il 50% in un sistema idrico fatiscente. Poi ci sono le acque private, pozzi gestiti da note famiglie mafiose. Gli stessi enti pubblici se hanno necessità di acqua affittano i pozzi dai privati pagando l'acqua che in realtà gli appartiene. E pensare che, sempre in Sicilia, le dighe di riempimento ci sono, ma non hanno l'autorizzazione per essere riempite, e quando piove troppo, bisogna svuotarle e buttare l'acqua in mare.
Riepiloghiamo: in Sicilia l'acqua è più che sufficiente, basterebbe intervenire sulle dighe esistenti, completare le reti e le nervature di connessione e ripulire gli invasi dai depositi terrosi. Pare invece che si preferisca lasciare le cose così come stanno, costruire dei dissalatori e fare la danza della pioggia.